Chi siamo

L’11 dicembre 2003, ai rogiti del notaio Filippo Morello, è stata costituita la Società Ispicese di Storia Patria che, come recita l’articolo 2 dello Statuto, “vuole conseguire, anche in collaborazione con altre istituzioni, le seguenti finalità: a) promozione di ogni attività di studio della storia di Ispica e del suo territorio, con la ricerca, la raccolta e l’illustrazione di documenti, nonché la loro conservazione e tutela; b) costituzione di un museo storico-etnografico; c) promozione dello studio e valorizzazione delle opere letterarie e scientifiche, delle tradizioni popolari e dei riti religiosi; d) pubblicazione di periodici e monografie; e) estensione delle proprie ricerche storiche a città e territori comunque inerenti le vicende storiche di Ispica”.

La Società Ispicese di Storia Patria fa parte della Consulta Regionale Siciliana delle Società di Storia Patria che ha funzione di coordinamento delle attività delle Società siciliane per l’organizzazione di convegni e per l’elaborazione di proposte finalizzate al cambiamento della legislazione regionale in merito ai finanziamenti della cultura.

Come si può definire, oggi, il ruolo di una Società di Storia Patria?

La riflessione, sui rapporti tra storia locale e storia nazionale, ricorre frequentemente nell’agenda della storiografia italiana.

Meno frequente è stato, negli ultimi anni, l’intervento delle Società di storia patria, enti votati da molti decenni proprio alla ricerca sulle fonti locali e regionali, che sembrano aver perduto occasioni e momenti di visibilità nel panorama scientifico.

La difficile situazione in cui versano questi istituti nel nuovo secolo non ha comunque impedito ad esse di sviluppare una interessante progettualità, come interessanti sono pure le riflessioni sviluppate in merito alle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità nazionale (1861-2011).

In sintesi, di seguito, si da qualche notizia in merito a quando sono nate le Società di Storia Patria siciliane tratta dall’esauriente saggio di Salvatore Leone, Per una storia delle strutture culturali: le Società di storia patria (pagg. 861- 879), contenuto in AA.VV., Storia d’Italia, Le Regioni dall’Unità ad oggi. La Sicilia, Einaudi Editore, 1987.

Lo svolgimento verso una costruzione politica di tipo unitario e nazionale, (scrive S. Leone), anche se di natura prevalentemente retorico-letteraria (da Dante a Petrarca, a Machiavelli, a Leopardi, a Manzoni), aveva costituito un punto di riferimento ben preciso e una componente storica certamente non di secondo piano. Il riscontro è possibile trovarlo anche nella “politica” di molte di quelle strutture culturali, dalle accademie alle società di storia patria, e di quei luoghi della cultura, dai palazzi aristocratici ai salotti borghesi, che dalla seconda metà del Settecento avevano costituito gli essenziali centri di aggregazione dei ceti intellettuali”.

Le Società di storia patria (chiamate anche Deputazioni) nascono in Italia nel XIX secolo e sono l’espressione di una profonda esigenza della cultura di quel tempo, portatrice del mito romantico della nazione, per cui tali associazioni “davano corpo all’idea che voleva assegnata da Dio a ciascun popolo una missione di civiltà”.

In tal senso, studiare le “istorie patrie” significava cogliere le radici delle singole caratteristiche regionali, ricostruirne l’identità e “vagliare l’apporto dialettico delle varie tradizioni locali alla storia della comune tradizione e cultura nazionale”. Quindi, seguire le fondazioni e le vicende delle Società italiane di storia patria ha permesso, in effetti, di seguire (con particolare riferimento ad alcune tematiche politico-culturali, come i problemi della ricerca, la formazione dei ceti, l’ideologia dei gruppi dominanti) il processo di formazione dello Stato unitario italiano.

Vediamo nello specifico la costituzione delle maggiori Società di storia patria siciliane.

Il 22 marzo del 1873, il ministro dell’Istruzione pubblica, Antonio Scialoja, sollecitava con lettera circolare il prefetto di Palermo, generale Giacomo Medici, a promuovere anche nell’isola una società privata di storia patria “che si vorrebbe per tutte le provincie Siciliane vedere istituita a Palermo”.

Il prefetto si rivolse al sindaco di Palermo, senatore Domenico Peranni, il quale riunì nella sede municipale alcuni dei maggiori notabili e uomini di cultura della città, che dettero vita alla Società siciliana per la storia patria e che, dopo aver redatto lo statuto, lo approvarono e sottoscrissero in data 21 luglio 1873.

Il 29 agosto 1873 fu poi eletto il primo Consiglio Direttivo e il Presidente nella persona del sindaco di Palermo, senatore Domenico Peranni. La Società iniziò i suoi lavori con ottantadue soci. Nel 1874 gli successe come presidente Francesco Paolo Perez e, nel 1875, viene acclamato presidente onorario della Società Michele Amari.

I primi sei presidenti della Società (cioè fino al 1916) furono tutti senatori del Regno (Domenico Peranni, Francesco Paolo Perez, Vincenzo Fardella marchese di Torrearsa, Andrea Guarneri, Giulio Benso Sammartino duca della Verdura, e Giuseppe Pitrè).

Due altre prestigiose Società di storia patria vengono fondate successivamente: quella messinese nel 1899 e quella di Catania nel 1903 (che assunse la denominazione di Società di storia patria per la Sicilia orientale)

Nel 1955 fu costituita la Società siracusana di storia patria, con sede provvisoria presso la Biblioteca comunale.

Sul piano generale, sin dalla loro nascita le Società di storia patria siciliane, pur in sintonia con un “conclamato spirito nazionale”, furono improntate nelle loro iniziative e nelle loro attività ad una piena aderenza alle tradizioni e alla storia locale.

Oggi, nella rinascita dei valori regionali, le maggiori Società di storia patria della Sicilia (occorre citare qui anche quella prestigiosa e molto attiva di Caltanissetta), e quelle più piccole sorte nei decenni successivi, vantano una totale autonomia dai “poteri costituiti”, anche se hanno ricevuto sovvenzioni da Enti locali e dalla Regione, senza però subirne condizionamenti. E tutte le pubblicazioni che esse hanno prodotto, e producono, contribuiscono con i loro apporti scientifici alla costruzione di un quadro storiografico non solo regionale ma anche nazionale.

Nel corso del tempo, è cambiato il ruolo delle Società di storia patria: la natura privatistica di queste istituzioni (formate da soci che vi accedono per adesione volontaria) influisce sulle scelte scientifiche e sulla natura del loro patrimonio. Alcuni soci sono attivi nel rispondere all’intento iniziale erudito, attraverso saggi pubblicati sulle varie riviste e la pubblicazione di documenti; il patrimonio complessivo si arricchisce, invece, con le donazioni di biblioteche, archivi privati, oggetti, ecc.

Ci si chiede: cosa si intende, oggi, più precisamente, per “storia patria”? Quali sono le definizioni, le periodizzazioni e le metodologie che si sono privilegiati nello studio della storia locale? Quali i rapporti con la contemporanea storiografia sulla storia nazionale?

Storia Patria come storia locale, storia della piccola “terra dei padri” all’interno della più grande patria nazionale. La nostra Società si dedica a tutta la storia patria, partendo fin dai tempi più remoti, ospitando articoli di archeologia e del medioevo per andare alla ricerca dei primi passi nell’era moderna. Ma soprattutto a partire dal 1453, quando il feudo di Spaccaforno fu comprato dal nobile netino Antonio Caruso e poi passò, attraverso il matrimonio di Isabella Caruso, alla nobile e prestigiosa famiglia degli Statella (Archivio Statella, presso Archivio di Stato di Ragusa), fino al 1812. La storia risorgimentale poi (1816-1861) e quella post unitaria, attraverso anche l’Archivio storico comunale e vari Archivi di Stato.

La ricostruzione storica avviene nella totale autonomia dei collaboratori che con i loro saggi contribuiscono alla formazione di una storiografia locale che era mancata a questa città.

L’età risorgimentale ha avuto largo spazio nello studio della storia patria, sia nel passato che attualmente.

Lo Stato unitario ha favorito, fin dalla sua costituzione, l’indagine sul proprio passato, con attenzione in particolare a certi periodi (Medioevo), visto come momento di origine della nazione e delle sue divisioni. Il positivismo, esaltando la scienza, diede luogo ad un nuovo metodo storiografico. Fino alla prima guerra mondiale l’attività delle società si concentrò soprattutto sul Medioevo. Dopo la guerra l’interesse si spostò sui secoli XVIII e XIX.

Data la sensibilità storiografica attuale verso il privato, dalla microstoria all’attenzione per le identità locali, il materiale librario e archivistico (a cui facciamo riferimento) fa una notevole valorizzazione per una riflessione sulla storia del Risorgimento. I fondi archivistici (quello comunale in particolare) hanno una spiccata caratterizzazione ottocentesca e altri fondi consentono uno studio molto articolato del Risorgimento italiano e siciliano. Anche la rivista della Società contiene spesso saggi e documenti relativi al secolo XIX e la Società Ispicese di Storia Patria è stata coinvolta, con altre storiche associazioni ispicesi (ad esempio, la Società operaia “G. Garibaldi”), nelle manifestazioni celebrative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia nel 2011.

Come definire per l’epoca attuale il ruolo e la funzione delle società di storia patria?

La Società Ispicese di Storia Patria, costituita nel 2003, è sempre più diventata punto di riferimento importante per gli studiosi accademici, per i cultori di storia e per un vastissimo pubblico che ci segue soprattutto attraverso la pubblicazione della rivista che esce due volte l’anno. Si cerca di costruire un ruolo e una funzione di servizio bibliotecario e di ricerca scientifica.

Un ruolo e una funzione di rilievo, quindi, in quanto nel panorama politico culturale che tende ad esaltare le realtà locali sono la base scientifica sulla quale ricostruire le vicende passate in maniera seria senza cadere in strumentalizzazioni politiche. Le società infatti hanno condotto normalmente attività rigorose di pubblicazioni di fonti che pochi altri istituti hanno condotto, in maniera ampia per essere diffuse su tutto il territorio nazionale, seppur non uguale a causa della differente capacità d’ogni Società. Continuare in questa opera scientifica di base è rilevante per permettere alla politica e alla società di capire come si sia arrivati all’attuale situazione socio economica purché lo si faccia in maniera scientifica, con mente aperta e non per compiacere varie e parziali tesi politiche.

Per concludere, ci si chiede, come evolveranno l’attività e il ruolo delle Società di storia patria? Quali saranno i loro spazi nella cultura italiana del XXI secolo?

Le iniziative delle Società, anche di quella ispicese, sono purtroppo limitate da gravi carenze di risorse finanziarie.

La possibilità di sopravvivenza è nel recuperare la propria identità originaria, valorizzando il compito di centro di “erudizione” come aspetto estremamente qualificato del sapere storico in generale e cercando cooptare un pubblico ampio. Biblioteca e archivio da costituire ed aprire alla fruizione del pubblico, per i soci e per gli studiosi. Un’occasione di rilievo può essere mostrarsi all’avanguardia nelle tecnologie informatiche e/o trasformarsi in centri di ricerca, cercando finanziamenti europei.

Il ruolo delle Società potrebbe potenziarsi con l’aumentare delle spinte localistiche e federalistiche, ma degenerare se queste spinte saranno incontrollabili. Le spinte localistiche potrebbero far nascere organismi locali più frammentati o istituzioni che siano emanazioni dirette di istituzioni politiche locali. Sarà importante la capacità di legare la cultura storica locale a manifestazioni multimediali che richiamano grandi quantità di pubblico. Con la riduzione dei finanziamenti pubblici, le Società avranno necessità di trovare altrove i finanziamenti (negli sponsor privati che così avrebbero una maggior visibilità pubblica).

Il Direttivo è così costituito:

Dott. Francesco Fronte, Presidente

Dott. Francesco Bruno di Belmonte, Vice Presidente

Antonello Gianì, Tesoriere

Teresa Amendolagine, Segretaria I Consiglieri hanno avuto le seguenti deleghe:

Prof. Alberto Moltisanti, Affari legali, amministrativi e istituzionali;

Francesco Lucania, Organizzazione eventi;

Donatella Iuvara, sponsorizzazione e contributi. Eletti per il Collegio Sindacale: Benedetto Sessa Giorgio Frasca Nicola Grimaldi.  

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