LUIGI CAPUANA

Luigi Capuana - ritratto

LUIGI CAPUANA, nel centenario della morte.
(di Francesco Fronte)

Il 29 novembre 1915, a Catania, morì lo scrittore Luigi Capuana (che era nato a Mineo il 28 maggio 1839). Al famoso scrittore siciliano è intitolata la nostra biblioteca comunale che, ristrutturata e riaperta al pubblico, fu inaugurata dall’allora sindaco Dionisio Moltisanti che, in una parte del suo discorso, fece appunto riferimento allo scrittore: “Il nome di Luigi Capuana, cui si intitola la biblioteca è vanto della nostra isola ed è gloria nazionale. Ma è anche caro ad Ispica perché qui il grande scrittore soleva trascorrere qualche breve periodo di riposo nell’espletamento dell’incarico commessogli dalla amministrazione comunale di Mineo per la riscossione dei canoni dovuti alla sua città natale dagli ispicesi che avevano avuto concesse in enfiteusi le terre della Marina Marza che proprio per questo vengono denominate ‘Marina di Mineo’. Dal racconto di una innocente vicenda familiare, continua il sindaco Dionisio Moltisanti, ascoltato durante uno di questi suoi soggiorni nella nostra ospitale cittadina, Luigi Capuana trasse motivo ed intessé la trama per il romanzo ‘Profumo’, nel quale il nostro comune viene chiamato Marzallo (da Marza) e sono descritti uomini del tempo, luoghi costumanze e tradizioni … Dal nome di Luigi Capuana, dalla esperienza del passato, dal travaglio di ogni giorno, la nostra organizzazione culturale deve trarre nuova linfa per perfezionarsi, per progredire, per raggiungere le affermazioni più belle”. Cinquanta anni dopo, nel 2007, il sindaco Piero Rustico celebrava appunto il cinquantenario con un convegno tenuto presso l’Auditorium “Madre Crocefissa Curcio” su “La figura poliedrica di Luigi Capuana”, con gli interventi del sindaco, dell’assessore Marisa Moltisanti, del sottoscritto in qualità di presidente della commissione di gestione, del prof. Gaetano Gangi (nel 1957 direttore e riorganizzatore della biblioteca), della dottoressa Melina Prestipino direttore del servizio Beni Bibliografici e Archivistici della Soprintendenza di Ragusa e del prof. Nicolò Mineo, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Catania. Tre anni dopo, nell’aprile del 2010, fu presentato il libro del prof. Luigi Blanco “ Il cielo di Marzallo. Lettere inedite di Luigi Capuana”, relatori il sindaco Rustico, l’assessore Patrizia Lorefice, il sottoscritto Francesco Fronte, la dottoressa Melina Prestipino e la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, docente di Letteratura italiana all’Università di Catania. Nel 2008, infatti, l’Amministrazione comunale aveva acquistato dal preside in pensione Antonino Gennaro l’epistolario che i suoi avi (Saverio Gennaro, 1825-1876; Antonino Gennaro, 1854-1925) avevano scambiato con Luigi Capuana che, nei suoi soggiorni a Spaccaforno, era stato ospite della famiglia di cui era diventato molto amico. Attraverso Fortunato Gennaro, poi, le lettere era state tramandate al preside Antonino “uomo di lettere”, che aveva ceduto “alla sua città natale la preziosa raccolta, perché non fosse preda del Tempo divoratore di tutte le cose”. Nel suo libro, Luigi Blanco mette a fuoco il contenuto delle lettere: “un vero monumento storico ispicese, hanno una grande importanza dal punto di vista biografico”; “la pubblicazione di questo epistolario, scrive il prof. Blanco, mira a sottolineare lo stretto rapporto tra Capuana e Spaccaforno, ha cioè una prospettiva ispicese”; “in queste pagine c’è la memoria di Ispica, la storia di una famiglia (Gennaro, ndr) e di una città che progredisce economicamente e culturalmente e che Capuana ha amato”. Così dalle lettere sappiamo che anche a Spaccaforno si leggevano le opere di Capuana, che lui regalava agli amici: la nostra città era entrata nel suo cuore “in virtù del clima spaccafornaro e della cortesia dei suoi abitanti”. Come ha ben scritto Blanco, “Ispica si può considerare luogo della memoria, sede di trasfigurazione letteraria e fonte dell’ispirazione capuaniana. Marzallo, appunto”. Infatti, Luigi Capuana scrive ad Antonino Gennaro (lettera del 5 settembre 1881): “Fra una diecina di giorni sarò a Spaccaforno. Vengo costì per prendere degli appunti di località e di paesaggio”. Da questa lettera sappiamo che si riferiva al suo famoso romanzo “Il Marchese di Roccaverdina” (del 1901) e non solo a “Profumo” (del 1890). E nelle lettere non c’è solo il Capuana letterato ma anche il Capuana uomo, così descritto da Pietro Gennaro: “Gentile, amabilissimo, cordiale, ha una grazia di spirito, una squisitezza di modi che rendono troppo cara la sua compagnia e ricordano spesso l’autore della “Giacinta”.
Certamente “Profumo” è il romanzo che Capuana dedica alla “sua” Spaccaforno. L’ho letto, la prima volta, in un’edizione della Armando Curcio Editore, del 1977, nella “Collana dei classici” diretta da Libero Biagiaretti, della cui presentazione riporto la parte finale: “Il fascino di questo romanzo, ricco di figure minori che restano felicemente nella memoria, risiede anche in ciò che non rivela immediatamente. Proprio come l’autore aveva affermato nella prefazione alla ristampa del 1900 ‘… nell’opera d’arte, quando è sincera, si infiltra sempre qualche cosa di più che l’autore non ha intenzione di mettervi e che, spesso, i lettori scorgono assai prima di esso’. .. il lettore di oggi … potrà scoprire una Sicilia segreta e tacitamente passionale: un mondo di sguardi, di silenzi, di malesseri taciuti, di anime tormentate, in mezzo a un rigoglio di storia e di natura”.
Ho trovato, nell’Archivio Bruno di Belmonte, un documento che testimonia forse l’ultima visita di Luigi Capuana a Spaccaforno, il 30 aprile del 1911, in una conferenza archeologica che tenne assieme a Orsi, a Grimaldi e Consoli nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”.
Un’altra “scoperta”, sui gusti gastronomici di Capuana, mi è stata rivelata dal mio amico prof. Emanuele Nifosì (figlio di Concettina Gennaro, sorella del preside Antonino): le “uova dolci” della zia Elena (1880 circa). Questo piatto venne offerto a Capuana che ne richiese la ricetta, che è la seguente: “Si fanno cuocere quattro tuorli d’uovo in quattro cucchiai di miele, si cuociono duri. Si atturrano 4 oncie di mandorla, si pesta fina, mettendoci nella mandorla scorza di limone grattato, o tagliata (la scorza) a fettine finissime. Si battono le 4 chiare d’uovo, col miele dove sono stati cotti i 4 tuorli d’uovo e il tutto si fa cuocere come crema quagliata mettendoci vaniglia o cannella pestata fina. Dopo si situa in un piano da portata il contenuto, collocando a disegno i tuorli, e mettendo di sopra zucchero fine e cannella pestata fine. Dopo si sbolliscono un po’ di mandorle, si pelano, si tagliano per lungo a fettine, e si contornano i tuorli d’uovo, mettendole a dritta. Non avendo miele, si può usare invece zucchero e si cuociono lo stesso”.
Il “feeling” tra Capuana e Ispica, come lo definisce Luigi Blanco, “non si è mai spento”: Ispica ha, infatti, gli ha intitolato, nel 1953, la sua biblioteca comunale (massima istituzione culturale della città); e lo ha ancora ricordato nel 1981quando fu posta una lapide nella facciata del convento del Carmine (dove lo scrittore fu ospite) con la seguente iscrizione: “A Luigi Capuana che nel suo romanzo PROFUMO di questo Comune trasfigurato per magia d’arte in Marzallo luoghi tradizioni usanze consacrò alla poesia l’Associazione Turistica Pro Loco Ispica gratamente memore volle posta questa memoria. Ispica 21-2-1981”.

 
 

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